VERSO UNA NUOVA UNIONE EUROPEA?

VERSO UNA NUOVA UNIONE EUROPEA?
La dichiarazione del 25 Marzo 2017

A sessant’anni dai Trattati di Roma l’ Unione Europea vive una fase problematica e soffre di una crescente disaffezione agli occhi dell’opinione pubblica: attraverso quali meccanismi si immagina un rilancio della costruzione Europea?

La lettura della Dichiarazione dei Leader europei del 25 Marzo scorso offre qualche spunto di riflessione a cavallo fra gli aspetti giuridici e quelli più marcatamente politici.

Iniziando dai firmatari della Dichiarazione risalta la mancata partecipazione del Regno Unito in conseguenza del recente referendum sul “leave”, tuttavia, i Leader europei ribadiscono l’orgoglio per i risultati raggiunti e per il quadro ordinamentale e valoriale dell’Unione. Da qui il richiamo al “sogno di pochi” ( basta ricordare i problematici inizi della costruzione Europea ed il nucleo, molto più ristretto di oggi, degli Stati Membri). I Leader ribadiscono che l’Unione è alla prova di sfide senza precedenti e per ciò stesso occorre rafforzare la costruzione europea “nel rispetto di regole comuni”, tuttavia mettendo in conto il ricorso ad azioni congiunte che potranno svilupparsi anche “a ritmi e con intensità diversa se necessario” e ribadendo altresì che l’Unione è indivisa ed indivisibile.

Nell’agenda del prossimo decennio e nella consapevolezza delle preoccupazioni dei cittadini degli Stati Membri si delinea un vero e proprio “Programma di Roma” il quale prevede quattro linee d’azione in merito ad un’Europa più sicura (dove il tema delle politiche migratorie efficienti gioca un ruolo fondamentale), un’Europa prospera e sostenibile (laddove la crescita e  gli investimenti avvengono grazie a riforme strutturali in un quadro di completamento delle politiche economiche e monetarie e in un quadro di politiche ambientali), un’Europa sociale (dove i temi culturali, le politiche di contrasto alla discriminazione, alla povertà nonché alla disoccupazione siano pilastri di una crescita sostanziale e di un progresso economico e sociale) ed infine un’Europa più forte sulla scena mondiale con l’obiettivo di perseguire un rafforzamento della politica di sicurezza internazionale e difesa comune (tema, quest’ultimo, da lunghissimo tempo sullo sfondo delle politiche europee, a partire dalla mai attuata Comunità Europea di Difesa degli anni 50).

Da ultimo i leader Europei ribadiscono la necessità di dare ascolto e risposte alle preoccupazioni dei cittadini Europei nel dialogo con i parlamenti nazionali e nel rispetto del principio di sussidiarietà che, almeno dal Trattato di Maastricht, è chiaramente riconducibile fra i principi generali dell’Ordinamento dell’ Unione Europea.

Resta da osservare che le sfide che l’Unione deve affrontare e che i leader europei riconoscono essere ineludibili, con la Dichiarazione, dovranno trovare risposta in un quadro giuridico e prima di tutto politico, confacente, quadro che tratteggia obiettivi ambiziosi in ragione della crescente perplessità che, a torto o ragione, l’azione dell’Unione Europea desta.

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